Perché vietiamo le microplastiche

Pubblicato sul Corriere della Sera, inserto Innovazione, il 30/11/2018

L’Italia sarà il primo paese al mondo a bandire le microplastiche dai prodotti cosmetici. Un emendamento Pd approvato a dicembre 2017 dalla Commissione Bilancio della Camera ne vieterà produzione e distribuzione dal gennaio 2020. Un cambiamento drastico per l’industria cosmetica, che però fornisce all’Italia un’opportunità per ridefinire lo standard di settore prima di altri paesi.

“Mi ero documentato, sapevo che le alternative c’erano e dando un tempo giusto si poteva fare” spiega Ermete Realacci, Presidente della Commissione Ambiente, Territorio, e Lavori Pubblici durante il governo Renzi, che ha portato avanti il progetto in parlamento. “All’inizio ho incontrato delle resistenze, ma alla fine il provvedimento è stato approvato all’unanimità da Camera e Senato.”

L’emendamento verrà implementato per gradi, con la messa al bando dei soli cotton fioc dal primo gennaio 2019. L’iniziativa prevede anche lo stanziamento di 250 mila euro per favorire promozione e produzione di nuovi prodotti alternativi. E obbliga ad indicare su ogni confezione informazioni chiare sul corretto smaltimento dei prodotti, vietando di gettarli nei servizi igienici e negli scarichi. Le multe ai trasgressori potranno raggiungere anche i 100 mila euro e sospensione della licenza di produzione.

Del resto, le sostanze messe al bando sono particolarmente nocive sia per l’ambiente che per l’uomo. I cotton fioc rappresentano il 9% dei rifiuti sulle nostre spiagge, e possono occuparle intatti fino a 500 anni. Le microplastiche, invece, sono particelle più piccole di 5 millimetri, che conferiscono a prodotti cosmetici per proprietà esfolianti e abrasive, dal dentifricio ai detergenti per il corpo, dai deodoranti agli scrub per il viso.

Il loro percorso inizia nelle nostre docce e lavandini e termina in mare, dove pesci, uccelli, e cetacei le scambiano per provviste. Se è facile ingoiarle, digerirle è impossible, e così le minuscole particelle di plastica, impilandosi, ostruiscono i tratti digestivi di chi le incontra. Alcuni pesci finiscono addirittura per preferire le microplastiche alle proprie naturali fonti di alimentazione, e nel giro di 48 ore si indeboliscono e muoiono. Nel loro percorso, le particelle possono anche incontrare e assorbire sostanze tossiche, che tornano all’uomo accumulandosi nella catena alimentare. E’ così che finiamo per trovarle nel suolo che coltiviamo, nell’acqua del rubinetto e di bottiglia, perfino nell’aria e nel sale. “Il mondo è un sistema interconnesso. Questo non riguarda solo gli animali acquatici; è una preoccupazione significativa anche per la salute umana,” dice Dottor Sherri Mason, professore alla University of Fredonia che si occupa di inquinamento idrico.

“L’Italia aveva già una leadership nella produzione di plastiche biodegradabili. Ma questa iniziativa è importante, in particolare perché l’Italia è leader mondiale nella produzione di cosmesi,” spiega Realacci. L’industria cosmetica italiana, che vale intorno ai 14 miliardi di euro, costituisce il 60% della produzione mondiale di prodotti di bellezza. Questa percentuale non solo è costituita da brand italiani, ma anche da aziende cosmetiche straniere che producono per conto di terzi e che ospitiamo sul suolo italiano.

L’Italia ha fatto il primo passo, seguita dalla Scozia e dal Regno Unito che hanno annunciato proposte di bando che potrebbero definirsi con più chiarezza nel nuovo anno. L’Unione Europea, poi, sta già proponendo di interrompere la produzione di prodotti in plastica come boccioli di cotone, cannucce, bastoncini per palloncini. Gli stati membri valuteranno presto la proposta – Frans Timmermans, vicepresidente dell’Unione Europea, spera di vedere qualche risultato entro maggio 2019.

In Italia, ora tutto sta nell’esecuzione. Se inizialmente le industrie del settore avevano opposto resistenza, adesso le varie compagnie stanno già facendo a gara a chi arriverà con soluzioni già prima del primo gennaio 2020. Questa è un’enorme opportunità per ridefinire gli standard di settore, e trasformare il nostro paese da leader nella produzione di cosmesi a leader nella produzione di cosmesi sostenibile. “In questi casi, chi arriva prima, cresce,” dice Realacci, concludendo che è “certo che l’Italia farà scuola.”

© Riproduzione riservata

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