Il Walzer delle Scienze (contro le fake news)

Pubblicato sul Corriere della Sera, inserto Innovazione, il 22/02/2019

Se non fosse stato per lo schermo illuminato di qualche smartphone, aggirandomi tra le sale del municipio ottocentesco di Vienna sarei stata sicura d’aver varcato qualche portale spazio-temporale. Orchestre, diademi, tappeti rossi, coppie che elegantissime facevano frusciare abiti di raso al ritmo di valzer, rivelavano che la Vienna di Mozart e Strauss non è affatto estinta. Era l’ultimo sabato di gennaio, e mi trovavo al Wiener Ball der Wissenschaften – il Ballo Viennese delle Scienze.

Capitalizzando sul proprio passato imperiale e musicale, i viennesi hanno fatto della stagione dei balli un vero e proprio business. Corsi intensivi di valzer, accompagnatori ‘taxi’, vestiti, acconciature, buffet di gala. Un’analisi ha stimato che un totale di 505.000 persone abbia speso circa 139 milioni di euro solo nella stagione dei balli 2018.

In un calendario fittissimo di balli, quello della scienza è però reso unico dalla storia della sua nascita, legata a quella di un altro evento: il “Ballo degli Accademici”, organizzato dal 2013 dal Freedom Party of Austria (partito di estrema destra austriaco) all’Hofburg, il palazzo dell’imperatore. Ogni anno, l’ultimo venerdì di gennaio, accoglie esponenti di vari partiti europei di destra tra proteste cittadine più o meno violente. Con il mondo accademico ha nulla (o poco) a che fare. Dal 2015, Oliver Lehman e Alexander Van Der Bellen hanno così deciso di protestare organizzando un ballo che riunisca la comunità scientifica liberale, sempre il giorno dopo. E che rappresenta una scienza che, coraggiosa e consapevole del suo impatto in società al di fuori dal laboratorio, prende una posizione politica.

La serata si è protratta fino alle ore piccole tra danze di corte, tango, discoteca, e passeggiate tra installazioni multimediali e dipinti fluorescenti realizzati da studenti e professori delle 21 università con sede a Vienna. Ma anche contrasti buffi – come ritrovarmi nel mio vestito di raso rosa a mangiare avidamente piselli e fagioli di soia da un bicchiere di plastica, offerti da un professore di scienza della nutrizione che mi parlava di super-foods austriaci. è stato uno spasso vedere l’élite scientifica e il sindaco mettere da parte i titoli per scatenarsi insieme agli studenti sulla musica di Kalyi Jag, leggendaria banda Rom ungherese. Ci sentivamo tutti belli, tutti uguali, tutti speciali. Tutti divertiti dal contrasto a volte sorprendente tra high-tech e tradizione, tra eleganza e informalità. Questa serata è stata una delle tante dimostrazioni che, talvolta, anche il recupero del passato sia innovazione.

© Riproduzione riservata

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